Eccomi

Nome: Vera
Sono molte persone,molti tempi,
molti modi di essere viva.Sono curiosa, passionale, permalosa sono dolce ma a volte "taglio"
con le parole.
Penso sempre, spesso sono triste
ma in me prevale la voglia di affrontare,stare in piedi e
combattere a fin di bene,se serve.
Ho un'enorme sete di conoscenza.
Amo leggere, scrivere, disegnare,
creare con le mani, fotografare, pensare,amo le persone,gli animali,
le piante, amo tentare, preferisco
avere rimorsi piuttosto che rimpianti,cerco di vivere l'attimo ma guardo anche al futuro.
Penso che in ogni cosa,se si cerca
a fondo e se non si risparmia la fatica di aprire la propria mente e il proprio cuore,
si possa trovare un gesto d'Amore.
Sono, o credo di essere, tutte queste cose e molte altre ancora.
Sono Vera.
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Sono grata a questa Mostra del Cinema e alle coincidenze perchè mercoledì sera ho incontrato un'anima che mi ha folgorato come un colpo di fulmine. Si tratta della cineasta Agnes Varda, ragazzina di ottant'anni di energia e forza comunicativa strepitosa.
Ero al Pala Biennale, un tendone dove si possono vedere i films della sera (due) a prezzi senz'altro più economici rispetto la sala grande. Al tendone si sta un po' scomodi, le seggioline sono piccole, ma c'è un'atmosfera particolare che ricorda molto quella dell'arena all'aperto che frequentavo entrandovi di nascosto dai 14 anni. Lì si stava a seguire i films sotto il cielo aperto e quindi talvolta sotto la pioggia o al freddo. Si portavano cuscini per stare più comodi, panini gustosi e bibite e si assaporava il film con gli amici. Si fischiava o si esprimeva consenso senza badare all'etichetta. Lì non veniva mai la gente del cast (tranne un anno in cui è stata provata la cosa....) ma c'era un'atmosfera unica.
Al Pala Biennale si vive la proiezione in maniera simile e comunque anticonvenzionale rispetto alla cerimoniosità delle prime in sala grande.
Torniamo ad Agnes Varda.
Mentre me ne stavo in piedi con mia zia a chiacchierare in attesa che si spegnessero le luci tra un film e l'altro, la nostra attenzione è stata attratta da una voce maschile che dal palco diceva "Buonasera a tutti, sono Marco Muller, direttore della Mostra Internazionale del Cinema.....". E' stata una sorpresa vederlo lì insieme ad una donna piccola e rotondetta molto disinvolta nel suo improponibile taglio di capelli a scodella con un pazzesco colore bianco sopra e viola sotto. La cineasta, appena premiata con un riconoscimento importante, ha voluto salutare anche il pubblico che avrebbe assistito nelle sale di minor importanza al suo film documentario. Dopo aver simpaticamente e con brio spiegato il tema del film e le sue ragioni (far vedere ai figli, ai nipoti, ai suoi cari ed al pubblico la sua vita con le passioni, le malinconie ed i dolori, le persone, i ricordi e i luoghi....) ci ha salutato chiedendoci di non scappare via dopo i titoli di coda perchè ci sarebbe stata una sorpresa.
Dopo il suo intervento e la sua uscita dalla sala, ha avuto inizio la proiezione che ha perso, nel giro di mezz'ora, molti spettatori per problemi tecnici di proiezione relativi ai sottotitoli in italiano e in inglese. Io però son rimasta, con volontà, nonostante l'ora molto tarda (è cominciato alle 22.50 circa) ed ho scoperto una cosa grande.
Les plages de Agnes, autoritratto e storia di un percorso esistenziale che ha come filo conduttore le spiagge che hanno segnato le tappe fondamentali della vita di Agnes, mi ha colpita ed affondata dandomi forti emozioni, profumate come il mare e pensieri e riflessioni del colore dell'orizzonte .
"Dal Belgio alla Francia del sud, dagli Stati Uniti al centro di Parigi - dove Varda ricrea una piccola spiaggia artificiale - scorrono sullo schermo l'orizzontalità e l'infinito che son stati teatro delle avventure infantili, dei primi esperimenti di fotografa e di cineasta, dei grandi successi e dei grandi dolori di Agnès.La particolarità della vita della regista fotografa - che già negli anni cinquanta si ritrova ad essere nodo primario nella grande rete della cultura occidentale - fa sì che si passi senza soluzione di continuità dalla storia personale alla Storia collettiva, dal diario intimo alla testimonianza, dall'Emozione all'Idea. La grande capacità affabulatoria, la raffinatezza d'un'erudizione antiaccademica, l'intelligenza e l'elasticità della grande esperienza d'un'artista ancora dotata, nonostante l'anagrafe, d'una rara vivacità sono le chiavi di volta grazie alle quali l'intero film si regge e si modella."(da Cinematografo.it)
Non so quando e se il film (fuori concorso) uscirà nelle sale, ma ne consiglio vivamente la visione a chi ama la vita, nei suoi bui e nelle sue luci, nei riflessi d'acqua e nel giallo grigio della sabbia di spiagge infinite; a chi sente l'anima del mondo e delle cose, a chi vive gli affetti con tutto il bene ed il male che da ciò consegue.
Un film documentario fantastico ed unico come la sua autrice, che ha saputo esprimere in pieno l'emozione del momento e quelle di una intera vita.
Una vita straordinaria.
http://www.indie-eye.it/cinema/recensioni/venezia-65-les-plages-dagnes-di-agnes-varda-fuori-concorso/